PUN e PSV: come incidono sul prezzo in bolletta
Se hai provato almeno una volta a capire perché la bolletta cambia anche a consumi simili, è molto probabile che tu abbia incontrato due sigle: PUN (per la luce) e PSV (per il gas). Sono indici di prezzo del mercato all’ingrosso che, in molte offerte a prezzo variabile, diventano la base su cui si calcola parte della spesa finale.
Capire come funzionano ti aiuta in due modi pratici:
- leggere meglio la bolletta (e le offerte) senza farti disorientare da parole tecniche;
- scegliere con più lucidità tra prezzo fisso e prezzo indicizzato, bilanciando risparmio potenziale e prevedibilità.
Indici, spread e scelta tra fisso e variabile per controllare costi e rischio di luce e gas
Cos’è il PUN (oggi “PUN Index GME”) e cosa misura davvero
Partiamo dalla luce. Il riferimento più citato è il PUN, storicamente il “Prezzo Unico Nazionale”. Dal 2025, però, trovi sempre più spesso la dicitura PUN Index GME: è il prezzo di riferimento dell’energia elettrica scambiata sul Mercato del Giorno Prima (MGP) calcolato e pubblicato dal GME (Gestore dei Mercati Energetici).
ARERA (l’Autorità di regolazione) spiega che dal 1° gennaio 2025 il GME pubblica questo prezzo di riferimento, calcolato in modo analogo all’ odierno PUN come media dei prezzi zonali ponderata per le quantità acquistate.
Traduzione “il PUN/PUN Index GME non è la tua bolletta, ma è uno dei pezzi che può far salire o scendere il costo della materia energia nelle offerte indicizzate.
Cos’è il PSV e perché incide sul gas
Per il gas, l’indice più usato nelle offerte variabili è il PSV (Punto di Scambio Virtuale). ARERA lo definisce come un punto virtuale tra i punti di entrata e di uscita della Rete Nazionale dei Gasdotti, presso cui si possono effettuare scambi e cessioni di gas immesso in rete.
In parallelo, il GME ricorda che nel mercato del gas (MGAS) gli operatori autorizzati a operare al PSV possono effettuare compravendite spot e a termine.
Quindi anche qui: PSV = termometro del prezzo all’ingrosso del gas in Italia, che può poi riflettersi (in tutto o in parte, a seconda del contratto) sulla tua spesa in bolletta.
Dove incidono davvero PUN e PSV: la bolletta non è solo “indice”
Uno degli errori più comuni è pensare: “Se scelgo l’offerta giusta sul PUN/PSV, risolvo tutta la bolletta”. In realtà la bolletta è fatta da più pezzi, e non tutti dipendono dal fornitore.
ARERA chiarisce che la “spesa per la materia energia” è l’importo legato alle attività svolte dal venditore per fornirti l’energia elettrica: è qui che, nelle offerte indicizzate, può pesare l’andamento del PUN/PUN Index GME.
Accanto a questa voce ci sono costi legati a trasporto/contatore, oneri e imposte: componenti che possono cambiare per aggiornamenti regolatori, ma non dipendono dall’indice e non le “negozi” con il prezzo fisso o variabile.
Messaggio chiave: PUN e PSV incidono soprattutto sulla parte “materia prima”, ma la bolletta finale resta la somma di più componenti.
Prezzo indicizzato: come si calcola (in modo semplice)
Nella maggior parte delle offerte variabili, il meccanismo è intuitivo:
- si prende un indice (PUN Index GME per la luce, PSV per il gas);
- si aggiunge un valore extra deciso dal fornitore (spesso chiamato “spread” o comunque indicato nelle condizioni economiche);
- si moltiplica per i consumi, e poi si sommano le altre componenti di bolletta.
Esempio pratico (solo per capire il meccanismo):
Mettiamo che in un mese consumi 250 kWh e che la tua offerta a prezzo variabile calcoli il costo dell’energia come indice del mese + spread. In quel caso, se l’indice scende, tende a scendere anche il prezzo della componente energia; se l’indice sale, tende a salire.
La domanda giusta non è “riesco a prevedere il mercato?”, ma: quanto mi sta bene una spesa che può cambiare di mese in mese rispetto al mio budget?
Fisso vs variabile: rischio e prevedibilità in parole chiare
Qui arriviamo alla domanda vera: meglio prezzo fisso o indicizzato? Non esiste una risposta uguale per tutti, perché la scelta dipende da quanta incertezza sei disposto a gestire.
Prezzo fisso:
- ti dà più stabilità sulla componente energia/gas per un periodo (es. 12 o 24 mesi, dipende dal contratto);
- protegge da rialzi improvvisi del mercato;
- può risultare meno conveniente se, nel frattempo, i prezzi all’ingrosso scendono molto.
Prezzo indicizzato:
- segue più da vicino l’andamento del mercato;
- può essere vantaggioso quando gli indici scendono;
- espone al rischio di aumento quando gli indici salgono (e la bolletta diventa meno prevedibile).
In pratica, il prezzo fisso “compra serenità”, l’indicizzato “compra flessibilità” (ma chiede attenzione).
Le 5 cose da controllare prima di firmare un’offerta indicizzata
Quando vedi PUN/PSV in un’offerta, controlla sempre questi punti (sono quelli che fanno davvero la differenza):
- Quale indice esatto viene usato e con quale riferimento temporale: mensile, giornaliero, orario.
- Quanto vale lo spread (e se esistono altri costi fissi legati alla vendita).
- Per quanto tempo restano valide quelle condizioni economiche
- Come viene comunicato l’aggiornamento del prezzo e dove lo puoi verificare
- Quanto pesano i tuoi consumi nei periodi “critici” (inverno per il gas, estati calde con climatizzatore per la luce): è lì che la volatilità si sente di più.
Come gestire il rischio senza diventare un esperto di mercati
Non serve seguire grafici ogni giorno. Per avere più controllo basta un metodo pratico:
- Usa i tuoi dati reali di consumo: sul Portale Consumi puoi consultare consumi, letture e informazioni della tua fornitura accedendo con SPID o CIE.
- Confronta le offerte con criterio: sul Portale Offerte puoi confrontare le tariffe; se inserisci i tuoi consumi annui (presi dalla bolletta o dal Portale Consumi) ottieni confronti più aderenti alla tua situazione.
- Scegli la prevedibilità dove ti serve: se in alcuni mesi non vuoi sorprese (per budget familiare o aziendale), valuta soluzioni più stabili per quel periodo.
- Riduci l’esposizione “a monte”: efficienza e abitudini di consumo incidono spesso quanto (se non più) di piccole differenze di prezzo.
E se vuoi evitare di fare tutto da solo, la strada più semplice è farti accompagnare da chi lo fa di mestiere: una lettura corretta di indice, spread e condizioni contrattuali ti risparmia errori che poi si pagano per mesi.
A questo serve una consulenza fatta bene: partire dalla tua bolletta, dai tuoi consumi e dal tuo livello di “tolleranza al rischio”, e costruire una soluzione coerente. Se ti va, puoi trovare un primo punto di contatto direttamente qui: https://www.tuogreen.it/contatti/.